seconda vita

35 anni fa, in questi giorni, mi fu regalata una seconda vita. Non è stata l’unica volta, ma è stata certamente la più importante. Un banale incidente, come si dice per esemplificare la precarietà in cui si vive e l’eccessiva sicurezza su cui ci appoggiamo, ma il cui esito poteva essere conclusivo. Bastava un centimetro più indietro. Ci furono 4 mesi di immobilità, qualche conseguenza che resta ancora, ma andò bene. Cosa ne ho fatto di questa seconda vita? Perché è indubbio che tale è stata. Certamente molte cose accadute poi sono proprie di una seconda vita. Per diversità, obbiettivi, risultati è cambiato il mio approccio nel vivere. Altre condizioni preesistenti sono continuate e hanno proseguito il loro cammino con me, vuol dire che erano importanti davvero. Ho pensato, anche, a quello che mi sarebbe stato negato e credo che la cosa più pesante sarebbe stata non vedere mio figlio crescere e non godere dell’amore che ho avuto e ho.

In alcune tribù centro africane quando una persona si ammala e sembra non avere possibilità di guarigione, se essa risana, gli viene mutato il nome, la sua famiglia precedente dev’essere nuovamente scelta, ma gli si concede, se vuole, di farne una nuova. Cambia lavoro e spesso anche ruolo nella comunità. Credo che quando ci viene data una seconda vita le scelte, sia confermate che nuove, dovrebbero essere discontinue rispetto a un passato in cui è subentrata l’abitudine. Perché magari non socialmente, ma interiormente qualcosa è accaduto e l’idea della fine che viene allontanata, esorcizzata, è diventata concreta, reale nel senso di possibile in quel momento. Ci sono persone che riempiono libri sulle esperienze post mortem e sul ritorno alla vita, ci sono molti articoli scientifici che spiegano, ipotizzano, giustificano, razionalizzano, ciascuno sceglie ciò che gli è più consono e gli piace, ma ragionare sulla vita significa anche considerarla una esperienza che si proietta in avanti e che dovrebbe farci considerare come si è vissuto sino a quel momento.

Per quanto mi riguarda, devo dire che sono stato un pessimo allievo, che dopo aver ripetutamente sognato il momento dell’incidente, il dolore successivo, rivissuti i momenti, ho messo il tutto in un luogo che è più angolo di riflessione che di cambiamento continuo. Ho anche smesso da molto di fare i bilanci di fine anno e i buoni propositi per il prossimo, ma una sensazione cresce da un po’ di tempo, ossia che le possibilità dobbiamo un po’ sfruttarle e meritarcele, che la fortuna coincida spesso con l’ottimismo e con la volontà gioiosa di essere, che lamentarci sia un modo per nascondere il dolore e trasformarlo in abitudine. Credo che questo valga molto anche nei sentimenti, che il renderci conto che siamo vivi ha molto di positivo nelle scelte che si compiranno e che non sia necessario un incidente perché ciò avvenga, basta che sia qualcosa che ci muta davvero dentro. Ricominciare dai no per arrivare ai sì che contano sul serio. Se posso trarre qualche insegnamento da ciò che mi è accaduto dopo l’incidente, di certo sono diventato meno saggio, più combattivo, più determinato a capire cosa contenevo dentro e più ascoltante nei confronti degli altri. Sarebbe accaduto lo stesso, immagino, ma quando il pensiero torna a quel momento avverto uno spartiacque, un prima e un dopo, e fatti e cose sono accaduti, e mutamenti, e discontinuità, che prefigurano, nell’interpretarli, una diversa fase della vita, più giovane e meno connotata di passato. E allora mi penso davvero fortunato perché non solo mi è stata regalata una seconda vita, ma me ne rendo conto.  

Posted on willyco.blog12 gennaio 2015 la prima volta e cambiato un po’: senno di poi.

2 pensieri su “seconda vita

  1. Accipicchia sei sempre bravo a raccontare. E si cammina su strade parallele , autostrade superstrade , statali provciali , stradine più o meno asfaltate che di notte non ti orienti più . Sono tutte un poco pericolose talvolta accade che l’altostrada non la si può proprio fare . Allora vai che sai quando parti ma non hai idea di quando arrivi. E ti fermi perché noti qualcosa che ti fa accostare e scendere dalla macchina per vedere meglio. Poi se vai per sentieri di montagna e arriva il buio , ti perdi . È vero , farsi le paturnie inutili ,nuoce alla salute personale e di chi ci è vicino .Per andare su per sentieri ci vogliono fuoristrada potentissimi . Una volta l mi capitò , per grazia ricevuta . L’esoerienza mi piacque . Erano i giovani che facevano soccorso alpino e assistenza speciale a chi non può camminare bene . Mi imbattei in quelle radure particolari dove trovi qualcuno che vi ha fatto giaciglio . Tornando all’incipit ,capita di avere la possibilità di essere redivivi . Mi è capitato due volte . Credo che siano molte … Un tre anni per tornare a camminare sono abbastanza però sono passati da l’altra circostanza sono uscita fuori dopo un paio di mesi indenne fisicamente . Mi fece tanta paura forse perché avevo solo 23 anni. Bo comunque è passato remoto anche se non si cancella . Oggi c’è il sole … Entra una luce strepitosa . Buona serata Willy 🌹🐞

    • Avere due o più vite non è da tutti, basta rendersene conto e pensare a quanto di poco necessario ci appesantisce e rende plunbei i nostri giorni anziché luminosi. Sei stata brava 🤗😊

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